22 marzo 2011, ore 15:49
di: Marzia Romeo
La realtà calabrese è troppo forte e capisco che egli (il forestiero) rimanesse sbigottito di un ambiente che fa dubitare di non ritrovare più né il treno che vi porti via, né la città, né la vita civile (C. Alvaro).
Chi vive una situazione di confine ha uno sguardo diverso.
A volte privilegiato, a volte più sofferente.
Alvaro era uno “s-confinato”.
Aveva dentro di sé gli odori e i sapori della sua terra.
Aveva lo sguardo di chi è andato via.
Un pezzo di quella terra ti entra dentro, ad ogni arrivo, ad ogni partenza.
Sono fiera e felice di avere le mie radici a San Luca.
Sono santilicota solo a metà.
Eppure mi ci sento tutta.
Condividere la realtà sanluchese con chi non la conosce è un’impresa faticosa, che non si realizza mai totalmente.
Puoi provare a raccontare un episodio, a descrivere la strada, ad offrire un pezzo di capicollo. Ma chi ascolta, chi assaggia, non riesce comunque ad entrare, a comprendere, davvero.
E allora resti tu, sospeso, sul confine. Con il tuo sguardo s-confinato.
Dubbioso di non ritrovare il treno che ti porti via.
Mia nonna era una donna forte, energica.
Silenziosa.
Poche parole per giusti consigli.
Generosa. Altruista. Cristiana.
Indossava la sofferenza nel suo abito nero.
La tradizione nelle trecce raccolte sul capo.
Umile.
Onesta.
Non ha mai partecipato alla marcia di Assisi. Ma portava la pace dentro di sé.
Non conosceva la lettura. Ma era istruita dalla saggezza.
Nata a San Luca nel 1930.
Non aveva viaggiato.
Ma, per le sue vedute, sembrava fosse nata a Stoccolma.
Al suo funerale, buoni e cattivi le hanno reso omaggio.
Sinceramente.
Riconoscendole il merito di essere una donna buona.
Il senso della comunità si sente fortissimo.
Chi, come me, viene da fuori, non è abituato.
Il conforto dell’affluenza è emozionante.
Io sono abituata alla solitudine.
La moltitudine invece riempie il vuoto.
Sposta gli spazi.
Sembra di viaggiare nel tempo, fino a cent’anni prima.
È una sensazione straordinaria.
Sensazione di confine ancora una volta.
Essere parte di. Da una parte.
Lo s-paesamento, interiore e non, di chi vive fuori il paese. Dall’altra.
Il senso comunitario, da una parte.
La divisione degli spazi, dall’altra.
I valori, gli usi e i costumi, da una parte.
La separazione dei sessi, dall’altra.
Il sistema culturale, da una parte.
Il sistema sociale incentrato sulle interazioni e sui ruoli, dall’altra.
Il sistema sanluchese si regge sulla comunità.
Lo stesso tipo di comunità di cui scriveva Ferdinand Tonnies a fine ‘800 in Comunità e Società, improntata sui vincoli di parentela, di luogo (vicinato), di spirito (“amicizia”).
La comunità non è solo un modo di vivere.
È un sistema sociale in toto.
È un sistema sociale, culturale ed oggi più che mai economico.
Amo il senso della comunità, che racchiude in sé alcuni dei valori che più apprezzo.
La solidarietà, la generosità, l’accoglienza, la comunione.
Non posso amarne gli schemi e le limitazioni in cui resta chiusa la libertà personale.
La comunit ha avuto la meglio sull’individuo.
Solo finchè alcuni individui non hanno avuto la meglio sulla comunità/società.
Quando l’uomo non è più libero di agire secondo il suo pensiero.
Quando questo pensiero è inevitabilmente condizionato dalla realtà esterna, dagli “altri”, tanto da farne un tutt’uno e fonderlo con essi, non singoli, ma entità astratta.
Quando la comunità ha plasmato l’individuo a sua immagine e assomiglianda.
Quando la bellezza della comunità s’impoverisce.
Quando la generosità è avara.
Quando la tradizione è schiavitù.
Quando i costumi tradizionali si fanno cucire una nuova veste.
Quando il clima si fa un pò meno mediterraneo.
Quando i valoci comunitari scendono a patti con i nuovi valori (economici e di potere?).
Quando laa comunità si plasma sui vantaggi della società.
Quando la visione cristiana e manichea è compromessa.
Quando bene e male si amalgano.
Il sistema è più forte che mai.
Si autoalimenta.
Il sistama si autoriproduce attraverso lo stesso motore delle tradizioni, dei vincoli di parentela, dei legami di luogo e di spirito.
Esimersi, dispensarsi dal dovere non è contemplato.
Altrimenti si rischia di dubitare, come il forestiero.

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