Un tempo non molto lontano, quando in paese c’era tanto bisogno ed ognuno cercava di arrangiarsi come meglio poteva, le donne di San Luca lavoravano la fibra della ginestra. Questa straordinaria pianta, dai fiori giallo intenso e dal profumo inebriante che in primavera adorna i fianchi delle nostre montagne, era la principale fonte di fibra alla quale le tessitrici attingevano per creare stoffe di straordinaria fattura. Era la fibra dei poveri e richiedeva una lunga serie di lavorazioni che comportavano enormi fatiche. La ginestra andava tagliata ed immersa in acqua corrente per alcuni giorni, quando raggiungeva la maturazione veniva tolta dall’acqua e strofinata con le mani sulla sabbia in modo che la parte esterna della foglia si separasse dal resto. Successivamente veniva lavata e battuta con delle pietre fino ad ottenere la vera e propria fibra di ginestra . Una volta asciutta veniva cardata per poi essere filata da mani esperti e veloci fino ad ottenere delle matasse di filo che successivamente venivano tinte con colori vegetali. L’untima fase della lavorazione era la tessitura che avveniva con telai in legno il cui cigolio faceva da sottofondo alle canzoni intonate dalle giovani tessitrici.
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