I geologi li chiamano laghi effimeri, ovvero quei laghi che sono destinati a scomparire. Il Lago Costantino, purtroppo, è uno di questi. Per oltre un trentennio la fiumara a trascinato al suo interno tonnellate e tonnellate di detriti fino a riempirlo quasi completamente.
Rimane ormai poco di quella imponente massa d’acqua dai mille colori che sembrava dover rimanere lì in eterno incastonata fra le montagne come uno smeraldo ad impreziosire un territorio già di straordinaria bellezza.
Per una volta, però, la colpa non è dell’incuria dell’uomo, perché nulla avremmo potuto fare per salvare il lago senza creare danni ancora maggiori magari cementificando un luogo che invece deve essere preservato nella sua integrità.
L’agonia del nostro lago è cominciata subito dopo la sua nascita e gli scienziati che per anni lo hanno studiato ci avevano avvertiti del fatto che prima o poi sarebbe scomparso. Forse neppure loro avevano previsto che questo sarebbe accaduto così rapidamente, magari sottovalutando la straordinaria velocità con cui in Aspromonte si verificano imponenti eventi geologici capaci, nel volgere di una notte, di cambiare profondamente il paesaggio.


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