E’ inutile nasconderlo, quello di oggi non è un giorno comune. Oggi è ferragosto ma per noi è il giorno del ricordo.

Il ricordo di sei sanluchesi (tre di San Luca, due di siderno ed un tedesco) uccisi in questo giorno di un anno fa. Il ricordo di una mamma sanluchese uccisa un anno e mezzo fa. Si ricordano i giorni delle stragi: il 15 agosto, il 25 dicembre, e prima e nel mezzo di queste date si ricordano, indistintamente, tutti gli altri morti.

Non importa quale sia il loro cognome, sono tutte persone che hanno perso la vita e ci sono famiglie che oggi piangono i loro cari. Il dolore è comune a tutti. Il dolore, non conosce differenze di cognomi, classe sociali, razze e appartenenze varie. Il dolore è uguale per tutti, cosi come il ricordo di questo giorno è simile per tutto il paese.

Non crediamo che ci sia stato un sanluchese che questa mattina aprendo gli occhi non abbia anche soltanto per un secondo pensato ad un anno fa e ripercorso quella giornata.

In tanti, in queste ore, stanno scrivendo e raccontando “San Luca un anno dopo la strage” e pochi sono quelli che indovinano com’è San Luca realmente un anno dopo. San Luca un anno dopo la strage, secondo noi  è cosi, piano di ricordo e di lacrime nel cuore, ma con la voglia di crescere, vivere e con la speranza.
 
 
 

 

 

La speranza anche di non subire più forme di razzismo, perchè il razzismo fa male, male proprio come una pallottola. Uccide proprio come lo fa un mitra.

In questo anno tanto è cambiato.
In questo anno San Luca  è balzato agli oneri della cronaca nera, messo letteralmente sotto assedio da telecamere, riflettori e taccuini di giornali e telegiornali mondiali.
Alcuni cosi pronti a dare notizie (a volte anche false) da non preoccuparsi del rispetto che si deve ad ogni essere umano, vivo o morto che sia, bravo o cattivo che sia.
Qualcuno ha vinto anche un premio, per la più bella fotografia scattata, ed in quella fotografia sono state immortalate alcune donne di San Luca con le lacrime agli occhi, con il dolore nel volto. A me quella foto non piace. Avrei preferito veder immortalati nella fotografia vincente i bambini, le donne e gli uomini di San Luca con i loro sorrisi.  

In questo anno, molti si sono spinti fino a qua per curiosità, per vedere dal vivo il paese della faida,  giornalisti e turisti.

 

In questo anno su internet ed in giro si sono letti e sentiti commenti sul nostro paese, che avrebbero fatto rabbrividire anche Hitler.

In questo anno però in tanti si sono ricreduti. Gente che era salita a San Luca pensando di arrivare nel terzo mondo o in uno di quei paesi di guerra che si vedono nei film, ha invece, visto e constatato quello che è il paese di San Luca realmente.
Quelli che sono i sanluchesi realmente.
Sorridenti ed ospitali, che hanno aperto le porte delle proprie case ai giornalisti che hanno invaso il paese, dando loro bevande, cibo e la corrente per ricaricare i loro portatili e telecamere, dando loro la possibilità di continuare a svolgere il loro lavoro, anche se poi quel loro lavoro è andato contro i sanluchesi stessi. E quella ospitalità da alcuni è stata contraccambiata con fango.

Ma questo è stato anche l’anno dell’arrivo di Michele Placido e del suo staff a San Luca. Gente che nel loro silenzio (a contrario di altri) a lavorato per i sanluchesi ma soprattutto con i sanluchesi. Gente che rimarrà anche lontano da San Luca nel cuore della popolazione sanluchese cosi come sicuramente i sanluchesi rimarranno nel loro cuore. Forse sono stati proprio loro, gli autori di quel cambiamento avvenuto a San Luca.E’ trascorso un anno. Un anno dove tanto e cambiato, ma dove nulla si è dimenticato, si tira avanti, si cerca di migliorare, di vivere, ma si cerca anche e soprattutto di raccontare che San Luca non è solo ciò che Duisburg ha fatto vedere. San Luca non è solo quello. San Luca non è quello.