Ricordo che appena fuori dal paese, sulla strada che porta  verso i monti, c’era un pero gigantesco  che in estate  sembrava voler porgere i suoi frutti ai viandanti che percorrevano quella  strada. Erano  frutti di un profumo straordinario e di un succo dolcissimo, ottimi per placare l’arsura estiva.
Di quell’albero si cibavamo anche molti animali in un banchetto festoso fatto di rumori, cinguettii e battiti di ali che, unito al canto delle cicale,  assomigliava ad  un’orchestra, il cui direttore era madre natura, impeccabile nella sua esecuzione.
A turbare quella pace irrompeva come un tuono la voce del  padrone che provocava nei festosi banchettanti un fuggi fuggi generale. Subito dopo il silenzio, anche il  vento fra le cime degli alberi sembrava placarsi, come se la natura trattenesse il respiro e  le cicale terrorizzate smettevano di cantare. L’uomo a quel punto cominciava ad inveire contro tutti coloro che, a suo dire, gli rubavano la frutta, animali compresi. Ripeteva che la terra era sua e che quelli erano i frutti delle sue fatiche.

Non era un uomo cattivo, anzi, era proprio una brava persona .Ormai anziano e piegato dalle fatiche nei campi, si godeva la sua proprietà, quella terra che aveva conquistato con tanti sacrifici e che  rappresentava il compimento della sua opera: lui era il padrone, come lo erano stati i signorotti di un tempo quando lui era ragazzo e la fame, al pari degli uccellini, lo costringeva a rubare le pere che pendevano dall’albero del ricco signore. La sua, più che ira, era una forma di rito “animalesco” con il quale intendeva marcare il territorio, ovvero dire a tutti: io qui sono il padrone, la terra è mia.

Al pari di tante altre persone anche lui è caduto nell’errore di ritenere la terra dell’umo e non l’uomo della terra. Ha inseguito per un’intera vita il sogno di possedere del terreno e alla fine, quando sembrava esserci riuscito, è morto. La terra è ancora lì e  gli uccellini continuano a cibarsi dei frutti dell’antico pero. Forse altri padroni verranno a reclamare i frutti dell’albero, ma alla fine anche loro passeranno la mano, in accordo con leggi naturali per cui nessuno è eterno.

dscf0659Ha resistito agli assedi degli invasori ma nulla ha potuto contro le forze della natura. Il destino di Potamia era ormai segnato; per il piccolo paese ai piedi dell’imponente monte “Fernia” cominciava una lenta agonia che nel volgere di qualche decennio lo avrebbe portato  a spegnersi completamente, quando, a seguito dell’ultima alluvione, anche i pochi abitanti rimasti decisero di partire. Erano i pastori d’Aspromonte, gente umile ma di dura cervice, uomini abituati da sempre a lottare contro le forze della natura.

Si incamminarono per alcuni chilometri seguendo il fiume per poi fermarsi in un luogo che ora conosciamo con il nome di “costera” , proprio nel punto in cui i pastori portavano le greggi durante i rigidi inverni aspromontani; era 18 ottobre 1592. Chiamarono il paese San Luca in onore del santo di cui quel giorno ricorre la festività.

Nella sezione foto potete trovare delle nuove fotografie del territorio sanluchese.

di Annalisa Costanzo:

Forse, sarà da anni che non mette piede in paese, però, volendo o no, anche lui è per metà sanluchese.
Volendo o no anche nelle sue vene scorre sangue santilicoto,  e questa sera, alle 23:20 si è esibito insieme ai suoi compagni d’avventura, sul teatro Teatro Ariston.
Si chiama Francesco Stranges, in arte ”Strano” ed è uno dei componenti dei GEMELLI DIVERSI.
A parter mio, canzone stupenda.. ma sono di parte essendo una loro fan dai tempi della prima canzone.

Posto il testo e gente non so i rapporti che ha con San Lluca però è santilicoto e un voto per la vittoria lo merita, cosi come la canzone.

 

Vivi per un miracolo

Per ogni madre ancora troppo immatura
Che ha avuto troppa paura
Per ogni vita finita in un sacco della spazzatura
Per chi ha visto un genitore andare via
Per chi il proprio padre non sa nemmeno chi sia
Per chi cresce a mazzate date da un alcolizzato
Per il figlio che è scappato
E per quello che l’ha ammazzato
Per chi ha sentito sulla gola un coltello
Per le vergini vendute come carne da macello
Per il padre schiacciato dal suo lavoro
Che per dare il pane ai figli invecchia lontano da loro
Per ogni madre che si attacca alla bottiglia
Per ogni soldato mai ritornato alla famiglia
Per ogni cuore fatto a pezzi da una stronza
Per ogni donna che ha un uomo che non la ascolta
Per la gente onesta che però si sente sempre dire di no

Ce l’hai un attimo per me? Perchè c’è troppo bisogno di aiuto
Ti prego dimmi mentre il mondo piange Dio dov’è
Una preghiera va a chi è in carcere senza motivo
Per chi esce ma non cambia e torna in gabbia recidivo
Per il suo bambino
Per il suo futuro
Per chi è aldilà del muro
Per chi è umiliato e al suo padrone grida vaffanculo
Perchè ogni verità taciuta venga conosciuta
Per l’aria sporca e ogni foresta che viene abbattuta
Per ogni nonno come il mio che ha disertato il duce
Per chi ogni giorno prega Dio di avere un po’ di pace
Per ogni bacio non dato
Per ogni amore trovato
Per il barbone affamato morto in un prato
Per quello che si è salvato
Grazie a un euro donato
E per l’uomo che l’ha sfamato al volontariato
Per chi non se ne frega
Ti imploro veglia e prega
Su ogni ribelle nel giusto che non si piega

Per chi è sul baratro però
Guarda in basso e dice no
Ce l’hai un attimo per me…
Minuto dopo minuto il mondo va a rotoli ma resta muto
Dove sono cresciuto vieni tenuto
Seduto e l’odio viene venduto
Da mani lisce come velluto
Per cui c’è troppo bisogno di aiuto
Per chi non usa la forza ma usa il dialogo
Per chi non si arrende all’ennesimo ostacolo
Per quelli che sono vivi per un miracolo
Per te se come me vivi per un miracolo
Guarda giù dai speranza ai sognatori
E la forza per costruire giorni migliori
Per chiunque sia tagliato fuori
E guarda il cielo come me

Un movimento si giudica per i risultati ottenuti e per quelli che si prefigge di ottenere. Non so quali siano i risultati ottenuti da Rosy Canale e dal movimento da lei fondato. Certo a prima vista le premesse non sembrano incoraggianti poiché traspare un eccessivo protagonismo della signora Canale ed una scarsa partecipazione delle donne di San Luca che sono le vere attrici della scena.
Credo sinceramente che le sanluchesi abbiano tutte le potenzialità per esprimere il proprio valore senza alcun “capobranco”, lo hanno sempre dimostrato in tutti i campi in cui si sono cimentati.
Presentare le donne di San Luca come povere “contadinelle” incapaci di gestire la propria vita l’ho trovato molto riduttivo e squalificante. Le nostre donne sono il perno su cui si regge la famiglia, intesa come nucleo fondamentale della società civile.
La mia preoccupazione è che qualcuno tenti di inserire nei nostri costumi il tarlo delle società malate del nord Italia in cui ormai la famiglia è una “specie” in via di estinzione. Dedicarsi ai figli non è assolutamente “antico” anzi è il compito principale che madre natura ha assegnato alle donne. Questo non significa che una donna non sia libera di studiare, inserirsi nel mondo del lavoro ed aspirare a realizzarsi secondo i suoi desideri , poiché le due cose non sono necessariamente in contrasto.
Le donne di san Luca conoscono bene il lavoro ed il sacrificio. Sanno usare la zappa ed il computer . Non hanno paura di sporcarsi le mani; sanno soffrire in silenzio talvolta sacrificando se stesse per il bene dei loro figli. Sono donne eroiche che non hanno bisogno di essere “sdoganate” da nessuno, a prescindere della buona o della cattiva fede di questo qualcuno.

22 gennaio 2009, ore 6:11:05 pm, 
di arretuagnesa
 

Carissimi compaesani ,affidandoci alla ricerca storica, vorrei proporvi di dare luogo ad un’indagine che consente di conoscere il grande quadro della nostra memoria storica ,allegando sul blog con un vostro breve commento moralistico, foto storiche ,articoli storici,autorevoli commenti ,racconti storici propositvi,per conoscere e divulgare i sacri insegnamenti che da sempre i nostri avi ci hanno tramandato.E’ una civiltà che scompare,e su di essa non c’è da piangere ,ma bisogna trarre chi ci è nato,il maggior numero di memorie.CORRADO ALVARO.”
Aggiungo io :conoscere l ‘eredità delle generazioni passate ci permetterà di salvaguardare il nostro futuro.
 

20 Gennaio 2009 ore 5:21:28 pm,
Di: arretuagnesa
 
 

AUTUNNO:RACCOLTA DELLE OLIVE.

Onore ed eterna gloria alle donne sanluchesi dei tempi che furono,donne mitiche ,forse di altri tempi,simboli forti e positivi della fatica ,e del lavoro nei campi. Donne chine sulla terra sotto i secolari ulivi,con in una mano il rosario e l ‘altra impegnata a raccogliere olive;schiene piegate ,ginocchia indolenzite che ravvivano il vangelo e sussurano a tutti noi che il pane è sudore ,il sudore è fatica,la fatica è sofferenza,la sofferenza è vita. La parabola della vita terrena di queste donne sembra volerci dire che non si poteva cambiare il loro destino. Noi possiamo alleviare le loro sofferenze che furono, recitando un’AVE MARIA e un PADRE NOSTRO ogni volta che leggiamo queste poche righe.

 

 

SAN LUCA- “Sulle ali del gabbiano Jonathan Livingston” da San Luca a Roma. Da Roma a Reggio Calabria, questo pomeriggio (venerdi 19 2008) alle ore 17. Dopo esser stati nel mese di ottobre, per cinque giorni gli indiscussi protagonisti della capitale D’Italia, i piccoli attori in erba di San Luca, nel mese di novembre, sono stati ancora una volta ospitati a Roma in occasione della giornata mondiale dell’infanzia. La loro rappresentazione teatrale, dal titolo “Il Gabbiano Jonathan Livingston” ha commosso tutta la platea, riscuotendo grande successo, tant’è che il prefetto di Reggio Calabria, dottor Francesco Musolino, al termine alla prima teatrale di Roma al teatro di Tor Bella Monaca, aveva espresso il desiderio di far esibire i piccoli sanluchesi al teatro Cilea di Reggio Calabria.
Detto, fatto.
Quest’oggi i novanta bambini, partiranno con i pullman e tanto entusiasmo alle ore 11 da San Luca per raggiungere la città di Reggio Calabria, là dove alle ore 17 si esibiranno al teatro Cilea. La rappresentazione teatrale che i piccoli sanluchesi portano in scena rientra nei lavori che i bambini hanno svolto per un anno con il progetto “Atheleia” voluto dal registra Michele Placido e curato dagli attori Andrea Ricciardi e Marica Gungui.
Sarà la prima volta che i bimbi si esibiranno senza le direttive dei loro due maestri o meglio come li chiamano loro “dei due angeli” Andrea e Marica, ma nel cuore di tutti i novanta bambini, delle loro famiglie ed anche dei tanti bambini che inizialmente non hanno creduto nella bontà del progetto, c’è una sola grande speranza, che il progetto Atheleia continui e che Marica ed Andrea (ma anche tutti gli altri insegnanti e tecnici romani che in quest’ultimo anno hanno vissuto a San Luca), ritornano in paese a continuare la grande opera che hanno intrapreso, ed insegnare ai bambini ma anche ai loro genitori che sognare è importante e che i sogni prima o poi si avverano, e l’esibizione di Roma il 16-17 ottobre 2008 ne è la conferma.
I bimbi di San Luca chiamano, speriamo che Reggio Calabria risponde alla grande come ha fatto Roma.
ANNALISA COSTANZO

16/11/2008

di Totò

Come ogni sanluchese che vive fuori, e che torna al paese nemmeno per un mese l’anno, mi capita di tornare spesso alla mia terra con il pensiero.

Penso al mio bellissimo paese come una specie di diamante incastonato nelle montagne,come in una sorta di scrigno preziosissimo.

Penso proprio a quelle montagne, quando da piccolo mi sdraiavo su un prato verdissimo a guardare il cielo azzurro,sentendo in sottofondo il cinguettio degli uccelli.

Penso agli occhi di tutti i ragazzi da cui esce una luce straordinaria che infonde fiducia, forza, e gioia.

Penso ai bambini, ke giocano ancora a calcio per strada, con le porte fatte con le bottiglie della Coca Cola, sperando di diventare cm Del Piero o Totti, e alle bambine ke sognano di diventare Miss Italia.

 

Penso a quando sono affacciato al balcone di casa, di poter toccare il mare cn la mane, anche se sono in collina e alle spalle c’ho i monti.

Penso alla gentilezza delle persone, al loro calore, a quelle persone ke quando si vedono lontano dal paese si sentono come fratelli.

E penso ke, nonostante tutto San Luca abbia una brutta fama in Italia e nel mondo,

SONO ORGOGLIOSO DI ESSERE SANLUCHESE.

 

Ogni volta che scendo mi guardo attorno. Ma non vedo nulla di cambiato, tranne qualke persona un pò più invecchiata e dei ragazzi ke avevo lasciato bambini e che adesso crescono a vista d’occhio.

 

Vivendo al Nord non credo che le grandi città siano migliori del nostro paese, anzi!

Ogni volta quando che scendo, e mi vedo apparire dalle colline il nostro paese e ricordando tutte quelle cose di cui ho parlato sopra, mi sento proprio orgoglioso di essere nato in quell’angolo dell’Aspromonte.

Poi ovviamente dipende dai punti di vista e dal sentimento che ognuno prova per la sua terra natia.

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